AMBIENTE URBANO. Quadro pesante nel rapporto di Legambiente: provvedimenti tardivi e dati non positivi. E domenica c’è l’ultimo Mobility Day

Pm10 oltre i limiti, nelle altre città venete il bilancio è anche peggiore. Martinelli: «Ritardi nelle misure di mitigazione e la Regione non fa coordinamento»

Tira cattiva aria. Verona esce con un’insufficienza dal Rapporto annuale sull’inquinamento atmosferico, legato soprattutto alle famigerate polveri sottili «pm10», nel Veneto redatto da Legambiente. Conta relativamente il fatto che si collochi a fondo classifica, seguita solo da Belluno, il capoluogo meno problematico. Come in una verifica scolastica in cui l’intera classe è crollata, nessuno ha raggiunto il «sei». «Manca la capacità di mettere in campo iniziative di prevenzione e soprattutto non c’è coordinamento, su questo fronte, tra i Comuni e le Province», osserva Chiara Martinelli, presidente provinciale. «Manca, soprattutto, un regista unico: la Regione non ha coordinato in alcun modo le azioni. A questo punto è necessario rimettere seriamente mano all’accordo per renderlo più efficace».Il risultato della marcia in ordine sparso è visibile nei numeri. Ogni amministrazione ha attivato le misure di «mitigazione» con tempi propri. Verona è arrivata in ritardo di «soli» 15 giorni (36 la media regionale) sul calendario dell’Accordo per il bacino Padano (le Regioni del Nord, della pianura fino alla Valle d’Aosta inclusa): Vicenza e Belluno hanno «risposto» circa due mesi oltre il limite.«L’intervento più ovvio», spiega Lorenzo Albi, vicepresidente di Legambiente scaligera, «sarebbe arrivare a una revisione dell’accordo che consenta di uniformare le ordinanze dei diversi Comuni». Una sorta di stop alla marcia «in ordine sparso», come la definisce Chiara Martinelli, «che ha caratterizzato finora le iniziative. Il minimo indispensabile sarebbe un termine definito e obbligatorio per tutte le amministrazioni».A pochi giorni dall’ultimo della serie di sei «Mobility Day» (domenica) il commento è sospeso: «Influenza pratica pressoché nulla, mentre è auspicabile che vi sia quantomeno stato un effetto di sensibilizzazione verso una differente mobilità». Difficile comunque da valutare «anche perché il traffico tolto dal centro è finito per gravare sulle periferie, con comprensibile disappunto».L’European Enviromental Agency aveva ha stimato per l’anno 2012 in 432mila le morti premature, 60mila in Italia, legate a fattori ambientali. «Il sospetto, a fronte dei dati sanitari drammatici relativi all’inquinamento atmosferico», commentano Martinelli e Albi, «è che le misure finora intraprese siano più una risposta alle procedure di infrazione, avviate già nel 2006 da parte dell’Europa, che un vero intervento di tutela delle esigenze sanitarie dei cittadini».Legambiente ha stilato un decalogo, su misura della realtà veneta («Ma valido anche per l’intero bacino padano»), i cui punti cardine sono rappresentati dall’applicazione uniforme dei provvedimenti anti-smog nei singoli Comuni, con una soglia minima di allerta (con ordinanza) valida ovunque.«Altrettanto necessario», sottolinea Chiara Martinelli, «è aumentare gli spazi destinati al verde urbano oltre un ripensamento delle strade e dei luoghi di richiamo pubblici, con la creazione di zone con limite di velocità a 30 chilometri l’ora». Sullo sfondo resta comunque «la priorità che va data alla mobilità pubblica e agli incentivi per i veicoli elettrici a “emissioni zero”».«Resta ferma», chiarisce Martinelli, «la necessità di potenziare i controlli e distribuire con coerenza le centraline di rilevamento, spesso non collocate in modo congruo. Uno dei probabili motivi», osserva, «per cui Verona risulta nei numeri tra i capoluoghi veneti meno problematici». «Spetta alla Regione», osserva Legambiente, «il mettere in atto interventi strutturali e coordinati».

Tratto da: l'Arena - Pag. 17

Data: 17/04/2018

Note: Paolo Mozzo