LA TESTIMONIANZA. Marco è sposato con Anna, colpita dalla Sars-Cov2. «Lei ora sta meglio. Toccherà anche a me?»
Febbre alta, tosse e poi la corsa all’ospedale: tampone positivo
E’ iniziato tutto con la «solita» febbre. Un giorno, due, poi è arrivata anche la tosse e s’è aggiunto il mal di gola.«Mia moglie peggiorava, aveva dolori dappertutto», racconta Marco (nome di fantasia), «ma il medico di base diceva di stare in casa, di prendere la tachipirina al bisogno per abbassare la temperatura. E’ stata sempre più male, per 4 giorni il termometro ha continuato a salire, alla fine nessuno veniva a visitarla e mi sono deciso a portarla all’ospedale di Borgo Roma. Il 118? L’ho chiamato, era venerdì pomeriggio, mi hanno risposto che le ambulanze uscivano solo per le emergenze».Marco è in isolamento fiduciario a casa da sei giorni, insieme alla sua Anna (altro nome inventato) che invece è risultata positiva al Coronavirus. «Quando ci siamo presentati al Policlinico preoccupati per la febbre che da giorni non scendeva e per quel malessere generalizzato con tutti i sintomi tipici del Covid-19, ho spiegato subito la situazione agli operatori del Pronto Soccorso. Anna è stata immediatamente sottoposta al tampone, io no perchè asintomatico. Tempo due giorni e avremmo avuto la risposta». Marco sospira: «Ho insistito per fare anch’io l’esame, sapevo in cuor mio che mia moglie era ad alto rischio, me lo sentivo che quella non era una semplice influenza, il paracetamolo non sortiva effetti, aveva la febbre sempre più alta e una brutta tosse, insomma, lei per prima e io a ruota rischiavamo di essere tra le centinaia e centinaia di veronesi contagiati». E così è stato: test positivo per Anna (poco più che 50 anni) mentre per Marco (non ancora 60) è scattata «solo» la quarantena fiduciaria a domicilio in quanto sta bene ma è «stretto contatto» di una persona colpita dalla Sars-Cov-2.«La risposta del tampone di mia moglie è arrivata domenica sera», continua la testimonianza, «ed è scattata la procedura. Siamo stati subito presi in carico dal Servizio territoriale che chiama tutti i giorni e registra la situazione. Sono bravi, vorrei arrivassero i nostri complimenti, precisi e professionali. Per dire, hanno mappato gli spostamenti e i contatti di Anna. Ora lei sta meglio, piano piano sta riacquistando le forze, è stata fortunata. Ma, mi chiedo, se non insistevo a portarla al Policlinico, cosa sarebbe successo? Se aspettavamo a casa prendendo l’antifebbrile come da prescrizione medica, ora dove sarebbe? E a me, che le sono sempre stato accanto ma sono in salute, perchè non fare questo benedetto tampone? Ha ragione il presidente Zaia, bisogna che anche chi è stato vicino ad un positivo sia verificato: è l’anello debole del sistema ma potenzialmente il più dannoso!». Marco va oltre: «Se il 118 va a prendere i pazienti solo se sono “urgenti”, si rischia che quando l’ambulanza li porta in ospedale, ecco, siano già da terapia intensiva! Vanno ospedalizzati prima, bisogna fare prevenzione per eccesso di zelo!».E com’è la vita a casa di un positivo al Coronavirus? «E’ un bel casino», ammette Marco, «io e mia moglie viviamo separati su due piani, ognuno con il proprio bagno, ma è impensabile che si riesca a stare isolati al 100 per cento: le occasioni di contatto sono molte, dalle lavatrici ai lavori domestici fino alla tv guardata pur tenendo le distanze, anche se la accendiamo poco perchè ci mette ansia. Preferiamo le telefonate: tante, tantissime, con amici, figli, parenti. E poi, importantissimo, facciamo il tele-lavoro». L’altro grosso problema è quello della spesa. «Chi te la porta a casa? I supermercati sono in tilt», testimonia Marco, per cui facciamo affidamento sugli amici che prendono le ordinazioni e ci lasciano la spesa fuori dalla porta. Li pagheremo o con bonifico o in contanti a fine quarantena perché adesso non possiamo uscire per andare a fare il bancomat. Per fortuna alcuni ambulanti dei mercati, che ci conoscono bene e si fidano, ci portano frutta, verdura e formaggio a casa». Giornate infinite? «Eh sì, il tempo passa lentamente, facciamo un po’ di ginnastica, la palestra dove siamo iscritti ci ha mandato dei video con alcuni programmi di esercizi. Insomma, cerchiamo di tenerci occupati facendo almeno un po’ delle cose che tanto amavamo fare prima. Ma è difficile, lo ammetto». Marco e Anna sono amanti della bicicletta, sportivi “del pedale” tanto da aver girato mezza Italia ed Europa sulla sella. «Abbiamo ordinato i rulli per pedalare da fermi in casa», sorride Marco, «ma chissà quando arriveranno! Scherzi a parte, alla preoccupazione per la propria salute, si aggiunge quella per i genitori anziani che possono essere stati contagiati e che noi, essendo in isolamento, sentiamo solo per telefono. Se avessero bisogno, non possiamo assisterli. E’ un pensiero che ci assilla, molto di più del bruciore alle narici e alla perdita di olfatto con cui continua a fare i conti Anna».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 12

Data: 19/03/2020

Note: C.F.