SICUREZZA. Confartigianato lancia una campagna che richiama il divieto di legge di entrare in esercizi e luoghi pubblici con il volto travisato o non del tutto riconoscibile
Bissoli: «Rispetto per tutti senza alcuna polemica». Nei negozi: «Un’idea buona ma la differenza spesso la fa solo l’intuito»
Un casco sbarrato. Come nei segnali stradali di divieto. Il messaggio di Confartigianato Verona è esplicito: «In negozio a volto scoperto». Nulla di più di un cartello da esporre con intento preventivo per libera scelta degli associati. Ma nelle intenzioni anche un richiamo alla legge (la numero 152 del 1975 che fissa pene fino a due anni e ammende fino a 2.000 euro): «Un cliente che sta per entrare in un esercizio con il volto coperto anche parzialmente da cappelli, sciarpe, bandane, grandi occhiali scuri o altro, può rappresentare un segnale di pericolo che dev’essere gestito con un certo rigore e anticipo», spiega il presidente Andrea Bissoli.MASCHERATI. Il problema è reale. Tanti i «colpi» messi a segno, anche di recente, in farmacie, tabaccherie e altri esercizi pubblici con un semplice travisamento del volto. Talvolta le immagini delle telecamere e l’attività di investigazione portano a scoprire gli autori. Non sempre però. Oggetto d’attenzione non sono solo i caschi da moto («Se il mio cliente abituale entra di fretta a comprare le sigarette se lo può pure tenere addosso…», scherza un tabaccaio) ma l’irrisolta questione dei «travisamenti» per motivi religiosi, il «velo» islamico, più o meno coprente.«Nessuna intenzione di alimentare speculazioni di chi volesse fare polemica», dice Bissoli. «Per noi c’è solo la realtà: un volto che non si può vedere è un’incognita, un’incertezza per la sicurezza nostra e dei clienti. Chiunque è benvenuto, purché sia riconoscibile, per non creare situazioni potenzialmente allarmanti oltre che vietate dalla legge». Un’iniziativa analoga è già stata avviata a Venezia nei confronti di orafi e gioiellieri.ADEGUARSI. «Mi sembra un’iniziativa giusta, pur nel rispetto delle credenze di tutti», dice Luigi Rossin, dalla tabaccheria sotto i portici di piazza Bra. «Quando si visita un altro paese ci si deve comunque adeguare alle sue regole. Altrettanto vale per i grandi occhiali scuri. Ci sentiamo sicuri, dato anche il collegamento diretto con la Questura ma il problema esiste». Per tacere di quanti, fatto il pieno d’alcol, creano problemi. Al cliente ben noto, con o senza casco, la porta resta aperta. «Va osservato anche», spiega un altro esercente della piazza centrale della città, «come diversi stranieri di Paesi in cui è in uso mascherare il volto mi abbiano parlato di controlli non proprio scrupolosi all’ingresso in Italia».TOLLERARE. «Una volta chi entrava in un negozio si toglieva le lenti da sole, era una sorta di regola di buona creanza», osserva David Benigni, titolare de «L’Occhiale» in via Locatelli. «Ma partendo da un’idea generale di tolleranza», commenta, «mi sembra che l’integrazione reale non ci sia: di fatto chi va in un paese straniero è tenuto a osservarne le regole». Nessun problema specifico per lui finora su questo fronte. «In certi casi si valuta con il buon senso», dice.«Buona intenzione il cartello con il “casco sbarrato” ma non credo serva più di tanto», afferma Marco Signori, con un negozio di parrucchiere in via Giovanni Della Casa. «Alla fine mi fido del fatto di essere un uomo, di sapere valutare… certo qualche volta capitano tipi strani». Ma, fa capire, altrettanto rapidamente escono. «La realtà è che in questa zona ci sarebbe bisogno di tante cose. La percezione di insicurezza? Certo, quella c’è comunque».Non è troppo convinto dell’utilità di un segnale di «divieto» neppure Moreno Vesentini, titolare dell’omonima gioielleria in via Giberti: «Nessuno entra travisato qui», spiega, «nessun problema di questo genere». Il motivo è la doppia porta a trappola, del tipo «ti apro solo se vedo chi sei». «Certo», ammette, «tanto sta anche nella valutazione individuale».ABITUDINI. «I nostri sono quasi tutti clienti abituali», fa notare l’addetta di una farmacia del centro, tra gli esercizi più esposti alla pari con le tabaccherie. Telecamere e collegamenti con le forze dell’ordine aumentano la sicurezza ma è dove il viavai di persone è continuo e senza filtro che il rischio di un volto non visibile può incutere i maggiori timori. Un altro esercente, in via confidenziale, ammette di avere tenuto a portata di mano fino a tempi recenti una «vecchia mazza da baseball»: argomento rozzo ma di sicuro effetto, almeno con il balordo di turno, con o senza casco. «Certo se poi spunta una pistola non c’è nulla da fare…».«Richiamiamo di fatto un preciso articolo di legge», osserva il presidente di Confartigianato, Andrea Bissoli. Guardando letteralmente in faccia la realtà.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 11

Data: 29/06/2018

Note: Paolo Mozzo