ARTE. Dipinta nel 1920 da Carlo Donati da oggi è visibile al pubblico
Sono quattordici pale commissionate da don Chiot Gli spazi aprono per iniziativa del parroco Carlo Vinco
Il disco d’oro tra madre e figlio, la Madonna e Gesù, irradia i due volti che si fanno luce e complicità. Gradualmente i colori si accendono di rosso, indaco, smeraldo fino a spegnersi nel blu del secondo piano, dietro a una croce possente che fa da sfondo a ogni stazione. È la sequenza «Gesù incontra la madre», una delle pale più toccanti – insieme all’ultima «Nel Santo Sepolcro» dove Cristo s’invola leggero e incorporeo – della Via Crucis della chiesa di San Luca, dipinta nel 1920 da Carlo Donati (Verona 1874-1949), pittore che l’anno prima aveva affrescato la cappella ai caduti in guerra della parrocchiale vicino a piazza Bra. Le pale, quattordici in tutto, a grandezza naturale, più un ritratto di San Francesco, compongono un gioiello d’arte commissionato da don Giuseppe Chiot (Ala 1879-Verona 1960), allora parroco di San Luca e cappellano delle carceri, figura emblematica del Novecento che volle anche la cappella ai caduti. E questo gioiello nascosto da decenni oggi, venerdì, sarà accessibile a tutti i veronesi per iniziativa del parroco monsignor Carlo Vinco: in occasione del giorno di San Luca evangelista, l’intera via Crucis sarà aperta al pubblico dopo la messa delle 18. Don Chiot fece dipingere le tavole in legno per appenderle all’interno di San Luca. Ciascuna era offerta dalle famiglie facoltose dell’epoca il cui nome compare ancora in calce su ciascuna pala. Spostata dalla parrocchiale, nel 1978, per destinarla a un ipotetico museo diocesano, la Via Crucis è rimasta per molto tempo al centro Carraro di Lungadge Attiraglio. Le tavole di noce, dipinte sul legno grezzo e nodoso, sono state anche oggetto di restauro, ma non sono più state a disposizione dei cittadini. Ma quando, circa un anno fa, è stato assegnato alla parrocchia di San Luca, don Vinco ha iniziato un percorso di apertura degli spazi della chiesa e del cortile interno, e di recupero delle preziose tracce che don Chiot ha lasciato: dalla splendida sala Chiot, che oggi necessita di un urgente intervento sul tetto, alle opere d’arte come la cappella e le pale del Donati, allievo, all’Accademia Cignaroli, del pittore veneziano Napoleone Nani. Don Vinco ha fatto sistemare una sala che dà sul chiostro interno della parrocchiale, dotandola anche di un nuovo impianto di illuminazione e vi ha fatto collocare le 14 pale. La sala sarà aperta a chiunque: «Spesso alcuni professori di storia dell’arte portano i loro studenti a vedere la cappella Donati», spiega don Vinco. «Ora potranno integrare la visita con questa sala». L’opera potrà sempre essere visitata: «La sala sarà aperta dopo le messe e i cittadini potranno vedere la Via Crucis ogni volta che vedranno la porta aperta di San Luca», assicura monsignor Vinco. «Le quattordici pale», scrisse don Chiot in memoria di Donati il 23 ottobre del 1949 in un articolo su L’Arena, «incentrano in Cristo ogni momento della vita umana nell’amore, nel dolore, nella morte e oltre. La decorazione non si ritira mai in se stessa, ma è un raccordo unitario di tutto il poema pittorico».Chiot apprezzò particolarmente lo stile di Donati, elaborato in piena Art Nouveau, che per l’epoca non era capito «dai pietosi retrogradi arrabbiati contro il nuovo e dagli orecchianti d’arte, sentenziosi fino alla noia», come scrisse don Chiot riportando anche il giudizio di Dall’Oca Bianca: «Sento che il Donati ha una parola nuova da dire nell’arte sacra, o meglio, sa ridirci parole del prerinascimento, di Giotto, del Cimabue, dell’Angelico, che l’età moderna, nel suo dinamismo meccanico, sembra abbia perduto». Le atmosfere rarefatte, trasparenti, leggere tipiche delle avanguardie di primo Novecento ben si distinguono, infatti, dall’imponenza architettonica dell’arte precedente. Eppure le riproduzioni delle pale furono richieste in tutta Italia.

Tratto da: L'Arena - cultura . pag.50

Data: 18/10/2019

Note: Maria Vittoria Adami