Giorgio Vigna a Castelvecchio nel 2013 con le sue bolle d'aria solidificata

MOSTRA. Allo Studio La Città una personale del poliedrico artista che torna a esporre a Verona. Con un tema dominante in tutte le opere
«Acquaria» è l’installazione di bolle d’aria solidificate donata a Castelvecchio per la fontana progettata da Carlo Scarpa
Si respira pace, intimità, nello spazio progettuale dello Studio la Città, dedicato alla mostra dedicata ai nuovi lavori di Giorgio Vigna, poliedrico artista veronese che torna nella sua città natia, con le opere esposte che sono per la maggior parte realizzate personalmente in studio, senza apporti o “contaminazioni” dall’esterno. L’artista, originale e poliedrico, che si esprime attraverso molteplici mezzi – dalla scultura al gioiello, dal disegno all’installazione – conduce da oltre trent’anni una costante ricerca di trasformazione della materia verso forme inedite: terra, acqua, fuoco, aria. Vigna usa materiali e tecniche molteplici: sceglie per le sue opere la primarietà arcaica dell’argento, del rame, dell’oro, del bronzo, del vetro e li lavora poi secondo antiche tecniche artigianali. Elementi della natura esplorati in profondità fino a svelarne possibilità nascoste, sulla soglia tra realtà e immaginazione.UN PERCORSO che lo ha portato sulla scena artistica internazionale e ha messo in rilievo la sua capacità di attrarre l’interesse di numerose istituzioni museali nel mondo. Indimenticabile l’elegante mostra al Museo di Castelvecchio, “Stati Naturali”, allestita nel 2013 in stretto dialogo con le opere del museo. Due luoghi, il Museo e la galleria, che Vigna ha frequentato da giovane e che hanno segnato le sue visioni nonché le ricerche future. IN QUESTA piccola preziosa mostra, il tema dominate è l’acqua, elemento ricorrente in tutte le opere esposte. Le Acque Astrali, sassi in vetro di Murano, sorta di pietre d’acqua con inclusioni d’aria sospesa, che in misure differenti compongono Acquaria, l’installazione donata da Vigna a Castelvecchio, collocata nella fontana progettata da Carlo Scarpa, proprio dove un tempo c’erano i pesci rossi. Bolle d’aria solidificate, solo apparentemente leggere, nate dal soffio del maestro vetraio in una fornace di Murano.«Ho ritrovato il brillio di quei pesci», racconta Vigna, «nell’incandescenza della materia vetrosa». Le Cosmografie, lavori su carta realizzati con la tecnica dell’acquatipo, dove l’inchiostro viene disperso in acqua creando galassie imprevedibili, paesaggi immaginari, dettati dalla tecnica e dalla sensibilità dell’artista. Il rapporto tra spazio e tempo, “dove il tempo è soggettivo e lo spazio immaginario”, è metaforicamente rappresentato dalle Cosmografie che, appese alle pareti della project room, aprono finestre immaginarie sull’infinito. ALTRE OPERE le ritroviamo raccolte in un grande libro contenente la matrice cellulare dell’intero processo. Un linguaggio dei segni in una sospensione in cui emergono e si palesano nuovi stati naturali” della materia e della forma, altrimenti non percepibili. Tra le opere più intense e intriganti, con quel continuo rimando tra realtà e immaginazione, ci sono le ciotole di rame incandescente piene di vetro che sembra acqua cristallizzata. Sono Acque, ciotole di varie dimensioni in cui Vigna esplora le possibilità del vetro nella relazione mistica fra acqua e fuoco. «Iconica scultura – spiega Paola Marini nella presentazione della esposizione – nata dall’incontro-fusione tra vetro e rame e dall’ambiguità tra contenitore e contenuto, carezzevole oggetto che pare colmo d’acqua ed è invece di vetro, a rappresentare la sintesi, del pensiero di Vigna».Segni che creano nuove risonanze. Il ricordo va a quell’opera posta, nella mostra di Castelvecchio, ai piedi del Cristo crocifisso di Jacopo Bellini (1435 – 1445) che pareva raccogliere lacrime e sangue del Cristo in croce. «L’alchimia è insita nella materia e nei luoghi dove si creano le opere, – spiega Vigna – io sono solo un tramite per il suo manifestarsi».Difficile riuscire a resistere alla tentazione di toccare i suoi lavori, che sembrano emanare energia dalle superfici tondeggianti e armoniose: dalle opere della sua “mineralogia fantastica”, sculture di varie dimensioni in forma di sassi e geodi in rame, oro, argento, alle grandi sculture sonore a segmenti, fino ai gioielli-scultura presenti in prestigiose collezioni pubbliche e private internazionali.

Tratto da: L'Arena - cultura- pag. 49

Data: 5/01/2019

Note: MARIA TERESA FERRARI