Villa Pullè, la settecentesca residenza definita «reggia di Chievo» da Re Umberto I che vi fu ospite due volte FOTOSERVIZIO DI GIORGIO MARCHIORI

SVOLTA. L’Inps ha ceduto l’immobile di Chievo a una società del Ministero delle Finanze che con un gruppo tedesco specializzato lo trasformerà in residenza per anziani
La parte di parco sul retro farà parte della struttura, invece quella che si affaccia sul paese sarà pubblica L’abbandono è durato almeno mezzo secolo
LORENZA COSTANTINO
Il destino di villa Pullè, al Chievo? Diventare una grande e lussuosa residenza per anziani autosufficienti. Recupero compatibile con la sua destinazione sanitaria, che risale ai primi decenni del Novecento, quando gli Istituti ospitalieri di Verona vi allestirono, per qualche tempo, un ricovero per malati di tisi.
Sembra finalmente giunta a una svolta la lunghissima storia di declino della «reggia del Chievo» – così la definì con enfasi re Umberto I di Savoia, ospite del proprietario originario, il nobile Leopoldo Pullè, nel 1887 e nel 1897 – dopo un abbandono durato almeno mezzo secolo.
Ieri mattina, una delegazione composta dai rappresentanti del fondo i3-Silver, di proprietà di Invimit Sgr Spa, società completamente controllata dal ministero dell’Economia, insieme ai consulenti tedeschi di Sprecht Gruppe, agli assessori Ilaria Segala (Urbanistica), Luca Zanotto (Lavori pubblici), e al presidente della terza circoscrizione Nicolò Zavarise, si è recata in sopralluogo alla villa per valutarne nel dettaglio lo stato di conservazione.
Il giudizio finale, come poi riferito da Segala, è che «le condizioni dell’immobile non sono poi così compromesse come potrebbe sembrare a prima vista dall’esterno.
Gli affreschi, recentemente ripuliti dai graffiti spray fatti dai vandali, si presentano intatti. I tetti, anch’essi rinforzati e risanati da poco, sono saldi. L’ambiente non è intaccato dall’umidità.
Certo, villa Pullè ha bisogno di una vigorosa ristrutturazione. Ma è proprio ciò che la proprietà si propone di fare, con l’ipotesi di realizzarvi una struttura per anziani».E oltre alla struttura, di alto pregio è pure il vastissimo parco ricco di alberi secolari.
Segala specifica: «Una parte consistente dell’area verde è di proprietà del Comune.
Il nostro obiettivo è quello di creare, con essa, un grande giardino pubblico a disposizione dei residenti del Chievo e di tutti i veronesi. Poiché l’area comunale si trova sul retro della villa, chiederemo alla proprietà di scambiare, tramite permuta, la nostra quota di verde con quella prospiciente piazza Chievo, più facilmente accessibile dalla comunità».Pare che la partita si possa giocare, quindi si andrebbe a meta pure con un altro vecchio progetto.
Ovvero, come ricorda Zavarise, «si potrebbe procedere con il parziale abbattimento del muro di cinta, nelle sue parti non storiche e vincolate, così da rendere il terreno più aperto e visibile dalla strada e dalla piazza, a vantaggio anche della sicurezza del parco stesso».Va detto, a onor del vero, che il progetto di ristrutturazione della villa è sì concreto, però nelle fasi iniziali.
Tempistiche e dettagli sui futuri lavori, al momento, non ce ne sono. In ogni caso, la volontà di agire di i3-Silver e Invimit – che hanno acquistato l’antico palazzo dall’Inps – segna un radicale cambio di rotta nell’immobilismo che, finora, aveva contraddistinto la gestione da parte dell’Istituto di previdenza.E se il salvataggio di una delle più belle e, purtroppo, degradate architetture neopalladiane di Verona andasse a buon fine, il merito sarebbe da spartire fra i pochi che, nel tempo, si sono dati da fare per ottenere un risultato in realtà insperato dai più. Non solo gli amministratori che hanno mantenuto pazientemente il dialogo aperto con l’Inps, prima, e con il nuovo fondo proprietario, poi, tra cui l’assessore Segala, ma anche i cittadini che hanno impedito lo spegnersi dei riflettori sull’edificio nobiliare.
Pensiamo, su tutti, agli Amici di villa Pullè, autori di ricerche storiche e materiali fotografici, e organizzatori instancabili di una serie di eventi gratuiti per far conoscere il glorioso passato del palazzo, che fu dimora reale dei Savoia per qualche vacanza in terra scaligera, incoronando Verona, in quei brevi periodi, «capitale d’Italia».

Tratto da: Il giornale L'ARENA

Data: 10/01/2019