«Ci sono le condizioni che provocarono il disastro del 2010. Grazie al premier Conte per aver accolto il nostro appello alla Protezione civile nazionale». Chiusi i ponti di Arcè e Pescantina. Sospese caccia e pesca per sette giorni. Mobilitati oltre 16mila volontari.

«Siamo di fronte alle condizioni della tempesta perfetta, quelle, per capirci, che determinarono l’alluvione del 2010, ma abbiamo messo in moto una macchina che ritengo efficiente e collaudata». In Veneto è allarme rosso, dice il governatore Luca Zaia, con fiumi che si stanno ingrossando pericolosamente, soprattutto il Tagliamento e in parte l’Adige, con esondazioni di torrenti e strade chiuse nel Friuli e nel Trentino, smottamenti, allagamenti e strade chiuse nel Veneto nordorientale. E alle 22.30 di ieri sera, Luigi Cadura, il sindaco di Pescantina, ha firmato un’ordinanza di chiusura dei due ponti, quello di Pescantina e quello di Arcè. La scadenza: fino a quando l’Adige sotto non sarà così pericoloso.Ieri il governatore Luca Zaia ha attivato protezione civile nazionale e ministero, con uno scambio di informazioni anche con il ministro dell’Interno Matteo Salvini: i due si sono sentiti al telefono nel pomeriggio per fare il punto della situazione del maltempo sul nord est alla luce delle previsioni «preoccupanti» per le prossime 24 ore. Al termine della telefonata, secondo quanto si apprende da fonti del Viminale, è stata decisa la chiusura delle scuole e sono state attivate tutte le prefetture. «Soddisfazione per la sensibilità e la risposta tempestiva» del ministro Salvini è stata espressa dal governatore Zaia che ieri pomeriggio ha firmato un decreto con il quale, a partire da questa mattina, e per tutta la settimana, viene vietata la caccia e la pesca sportiva su fiumi e laghi, in relazione all’ondata di maltempo. La Polizia Provinciale e le Guardie Venatorie eserciteranno la massima sorveglianza per evitare violazioni della disposizione. L’assessorato all’Agricoltura ha informato le associazioni venatorie. Ma la svolta nell’allerta si è avuta ieri alle 17,30 quando, alla luce dei bollettini emanati dal Centro di crisi e dell’Arpav, il presidente della Giunta regionale Zaia ha firmato la richiesta di mobilitazione del Servizio Nazionale della Protezione Civile, «in considerazione delle previsioni elaborate dai modelli meteorologici ed idraulici che ipotizzano scenari riferibili agli eventi di piena del 1966», preso altresì atto «di aver attivato tutte le forze in campo disponibili». Considerata «l’eccezionalità della situazione, per la quale possono manifestarsi eventi con intensità tale da compromettere la vita, l’integrità fisica o beni di primaria importanza», il presidente della Regione ha chiesto al presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, e al capo del dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli, di attivare la prevista procedura di mobilitazione nazionale. In serata il presidente Zaia ha voluto ringraziare il premier Conte «per la sensibilità dimostrata e la rapidità con cui provvederà a firmare la mobilitazione nazionale di Protezione civile, come avevo richiesto nel pomeriggio».Nel contempo si è messa in moto la macchina della protezione civile regionale. Sono infatti quasi 16 mila i volontari potenzialmente mobilitabili dalla Protezione civile che, con l’Unità di crisi istituita ieri e coordinata dall’assessore all’ambiente, Gianpaolo Bottacin, sta affrontando l’emergenza maltempo sul Veneto.Al momento, nel solo bellunese, sono attivi oltre 250 volontari mentre sono stati messi in preallerta gruppi di tutto il Veneto, in modo particolare le unità formate per fronteggiare il rischio idrogeologico. Si tratta di gruppi particolarmente attrezzati con macchine movimento terra, imbarcazioni, gruppi elettrogeni e idrovore. Allertate anche tutte le unità subacquee. L’Unità di Crisi per il maltempo in Veneto comunica ai cittadini che in caso di necessità è attiva la Sala Operativa della Protezione Civile della Regione: sala.operativa@regione.veneto.it 800 990009.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 8

Data: 29/10/2018

Note: Il livello dell'Adige ieri sera davanti a Castelvecchio FOTOSERVIZIO PECORA